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La palla è sempre al centro con Braida.

29 ottobre 2012

Braida è il soprannome con il quale Giuseppe, il bisnonno, veniva chiamato nel paese di Rocchetta Tanaro, perché giocando bene al pallone elastico (pallamano) era altresì somigliante al vero Braida, famoso e bravo giocatore.

Giacomo, il nonno, ereditò dal padre il soprannome e durante gli anni 60 iniziò a gestire la vigna con passione e qualità.

Durante gli anni 70, con l’avvento della grande industria, molti contadini abbandonarono le campagne e diventarono operai. Giacomo non demorse e continuò la sua missione da vignaiolo, e capendo le grandi potenzialità della sua Barbera, iniziò a sperimentare l’uso della barrique, per meglio modellare quel vino, così carico di polifenoli ed acidità, dandogli equilibrio e tannino tramite l’uso del legno.

Con l’annata 82, proposta nell’85, inizierà a regalarci quel gioiello chiamato Bricco dell’Uccellone, dimostrando al mondo come la Barbera può invecchiare bene e dare prodotti freschi dopo pochi anni, o molto intensi dopo una più lunga permanenza in cantina (10/15 anni).

Giuseppe e Raffaella Bologna, che sono la terza generazione, si stanno sempre più portando avanti sul sentiero della qualità acquisendo vigne molto vocate e circondandosi di collaboratori di livello.

Sergio Zucca direttore commerciale, con il supporto di Paolo Lauciani, ha gestito recentemente un’interessante degustazione presso l’AIS di Frascati.

La Monella 2011 è una Barbera leggermente vivace (pétillant). Questo vino ha preso il nome dall’abitudine che aveva Giacomo di chiamare la Monella, scrivendolo con il gesso, la prima botte che faceva la malolattica. Prodotta dal 1961 con il metodo classico, e successivamente con il metodo charmat, presenta un colore rubino acceso con unghia porpora, al naso è fresca di fiori rossi e viole di campo. Al sorso arriva subito la carbonica, l’arancia rossa, e l’acidità a dar freschezza da non far sentire il 14,5% di alcol. La vedo molto bene con il salame.

Il Montebruna 2010 ha colore rubino, profuma di frutta rossa matura, legno e tabacco. L’attacco in bocca è morbido e diventa fresco nel finale, grazie all’acidità che rimane lunga e invita al riassaggio. La gradazione alcolica di 14,5% ben si bilancia con le altre componenti del vino. Da bersi in accompagnamento di un arrosto.

Il Bricco dell’Uccellone 2008 ha sostato dai 12 ai 15 mesi in barrique di primo (al 50%) e secondo passaggio (sempre al 50%). Di un bel rosso granato, ha sentori di tostatura, spezie, roccia, frutta rossa ed eucalipto. Alla beva risulta fresco e strutturato e con notevole acidità finale ben equilibrata anche dall’alcol (15,5%). Si accompagna con carne ed arrosti.

Il Bricco della Bigotta 2008 è in produzione dal 1984. La leggenda narra che il vino sia nato per compensare le facili allusioni che si potevano fare sul Bricco dell’Uccellone. In realtà il nome dei vini sono scaturiti dai soprannomi di due donne che vivevano vicino alle rispettive vigne: l’uselun, con cui era stata nominata la signora sempre vestita di nero, e la bigotta, che era l’altra signora, così nominata perché molto attenta ad ostentare le sue pratiche religiose. Anche questa Barbera trascorre dai 18 ai 20 mesi in barrique. Di un rosso granato, profuma di tostatura, spezie, grafite e frutta nera. Il sorso è carnoso, speziato, cioccolatoso e rotondo. Presenta, rispetto alle altre Barbera, una minore acidità sopratutto nel finale, e anche se si sente leggermente ancora la presenza del legno, a mio giudizio, è il vino che insieme al Bricco dell’Uccellone convince di più. Grado alcolico di 15.5%. Barbera da bersi con selvaggina e cacciagione.

Interessante degustazione, e bravi i fratelli Bologna a proseguire con successo il lavoro iniziato dai Braida, tramite la gestione delle loro Barbera, così piene di profumi, struttura, acidità e caldo alcol, che mi fa piacere immaginare, come al gioco di quattro giocatori che si contendono con passione una palla che rimane sempre in perfetto equilibrio al centro del campo.

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