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Il Cesanese, un’iniziale panoramica su questo grande vino rosso Laziale.

5 novembre 2012

Sabato 3 Novembre 2012, mi sono recato presso l’Agriturismo La Polledrara, panoramica location situata su un promontorio, con interessanti vedute sui territori e paesi circostanti. In questa campagna vera ed isolata, Slow Food Territori del Cesanese ha organizzato un’interessante degustazione dei Cesanese di Olevano, Affile, un intruso Etneo e Piglio, e con la qualificante partecipazione di alcuni selezionati produttori.

La degustazione è stata organizzata da Paolo Mazzola, Francesca Litta e Monica Mastino. Ad aiutarli, nella presentazione dei vini nel tavolo di “presidenza”, c’erano Luciano Pignataro, Fabio Turchetti e Stefano Asaro.

Ad accompagnare i vini alcuni salumi e formaggi del territorio circostante (e non): ventricina di Olevano Romano della norcineria Sebastiani, pancetta affinata al vino Cesanese e prosciutto tagliato a mano dell’az. Agricola Pietro Celletti e l’interessante carpaccio di bufala di Gaetano Mastrantoni. Quindi scamosciato della Ciociaria di Giuseppe Faustini, il gran cacio di Morolo di Soc. Artigiana Scarchilli, il blu di bufala del caseificio San Lorenzo in Valle ed il Pecorino di Picinisco di Loreto Pacitti. Il tutto era servito insieme al pane con farina di mais, e quello alle prugne con farina di grano duro senatore Cappelli dell’az. Poggi. A rappresentare la parte vegetale c’era il fagiolo bianco di Orticola dell’Agriturismo La Polledrara.

Il protagonista della serata è stato il vino Cesanese, e sono stati rappresentati i 3 territori con l’aggiunta dell’intruso Etneo. Di seguito eccovi le note di degustazione.

Sigillum 2008 di Migrante. Questo vino, già assaggiato qualche settimana fa al Mercato Contadino di Ariccia, si conferma molto riuscito. Lorenzo credo possa andare molto fiero di questa sua creatura, e fortunati noi che abbia smesso di guidare i tir da qualche anno, dedicandosi così completamente alle sue vigne. Cesanese di Olevano vinificato in acciaio, poi un anno in barrique, decanta, a seguire, in acciaio un altro anno, e almeno 12 mesi in bottiglia. Profumo pieno, elegante e pulito che sa di spezie e frutta. In bocca è sapido, ricco di acidità nel finale, ma in un contesto molto equilibrato, grazie al notevole corpo e al grado alcolico di 14% vol. Per chi non lo conosceva, credo sia stato la sorpresa della serata.

Olevano Romano Cirsium 2008 di Ciolli. Di un brillante color granato, profuma di frutta su un corpo potente, sostenuto da buona acidità. La chiusura è pulita. Vino già molto interessante ed intrigante con possibilità ancora di migliorare, magari lasciandolo riposare in bottiglia ancora un anno o due.

Cesanese di Affile Cisinianum 2009 della Cantina Formiconi. Vino “base”, si fa per dire, e grande compagno del portabandiera aziendale Capozzano. Dopo una macerazione in acciaio, riposa 4 mesi in barrique di 2° passaggio. Olfatto pulito e fresco che sa di fiori rossi e visciola. La beva inizialmente leggermente scontrosa, anche per colpa di una stappata per nulla anticipata (purtroppo così come per gli altri vini degustati), diventa facile e scorrevole, al successivo assaggio, grazie anche all’interessante spalla acida.

Franchetti 2009 di Passopisciaro. Composto, in questa specifica annata, per 80% da Cesanese è 20% da Petit Verdot. Di tenore alcolico di 15.5% vol, eccoci all’outsider della serata. Mi intrigava molto conoscere questo vino Etneo a base Cesanese, proveniente da una vigna a 1000 metri di altezza, lato nord del famoso vulcano. Devo ammettere che già il bellissimo colore rubino scuro è molto accattivante. Profuma e sa di terra lavica, erbe, macchia mediterranea e pasta di mandorle. Dotato di profonda mineralità è inoltre sapido di mare. Anche se i tannini si devono ancora risolvere completamente, è stato il vino degustato fino all’ultima goccia più volte (grazie ad un caro amico). Da lasciare in cantina ancora 2 o 3 anni, se ci riuscite ed ammesso che tra le 4000 bottiglie prodotte ce ne siano di ancora disponibili alla vendita.

Diverso 2010 della Cantina Sociale Cesanese del Piglio. Vino frutto dai morbidi tannini e facile beva. Questo risultato è stato ottenuto tramite l’appassimento di una percentuale delle uve. Profuma coerentemente di frutti scuri con aggiunta di fiori e spezie.

Tenuta della Ioria 2010 di Casale della Ioria. Vino meno impegnativo del fratello maggiore Torre del Piano, con l’annata 2010 credo abbia raggiunto un notevole livello di piacevolezza. Cesanese tipico, arriva subito al naso con il frutto rosso croccante. Quando entra in bocca, passa in velocità il centro lingua e chiude inizialmente amaro. Assaggiato nuovamente, dopo opportuna areazione, il vino si dimostra in tutta la sua modernità e complessità. Ecco crescere ribes, spezie e sottobosco a formare un’accordata e multilivello orchestra armonica.

Romanico 2010 di Coletti Conti. Bevo da sempre i vini di Anton Maria, e devo confessare di aver pranzato lo stesso giorno bevendo il suo Hernicus 2008. I suoi vini sono il suo specchio, così dotati di eleganza, grande personalità ed equilibrio. Che dire del Romanico, se non sottolineare la sventagliata di frutti rossi e neri che accompagnano perfettamente a una beva sapida, minerale e di un equilibrio perfetto. Da notare anche la persistenza infinita. Alla domanda perché fai un vino così, Coletti Conti ha risposto “perché a me piace così”. Etica e precisa risposta di un uomo grande come il suo vino. Credo che possiamo essere tutti d’accordo nell’affermare che un vino deve essere espressione del territorio e di chi lo fa. O no?

Colle Vignali Riserva 2009 di Terre del Cesanese. Vinificato in acciaio con successivo passaggio in botte grande di Slavonia per 24 mesi. Ha sentori di sottobosco, spezie e frutta matura. Morbido, caldo, minerale e persistente alla beva.

Bolla di Urbano 2008 Pileum. Finiamo in bellezza con un vino proveniente da un mix di uve di un vecchio vigneto di 50 anni con uno più giovane, e dal gusto opulento, caldo, evoluto e profumato di tostatura, spezie, frutta e vaniglia.

La degustazione è stata molto interessante sotto il profilo della rappresentazione dei 3 territori del Cesanese, e credo che il lavoro svolto da Paolo Mazzola nell’organizzarla sia impagabile. Mi ha molto emozionato vederlo letteralmente saltare di gioia ad evento finito. Credo che l’ecosistema Cesanese debba molto a quest’uomo, nel contempo così umile e così capace. Magari se nel frattempo i produttori riuscissero a fare gruppo compatto, come suggerito durante l’evento da Pasquale Pace, potrebbero ottenere a livello nazionale ed internazionale il giusto riconoscimento che il vino da loro prodotto sicuramente merita.

Agriturismo La Polledrara

Località Polledrara   03018 Paliano FR
Tel. 0775 533277

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