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I grandi vini del Lazio si sono raccontati e ci hanno lasciato estasiati.

29 gennaio 2013

Grande, e spero non singolare serata, quella di ieri presso l’Osteria Fontana Candida, nella quale alcuni vini che hanno fatto la storia enologica del Lazio sono stati degustati da una platea di appassionati.

Antonio Ciminelli, già conosciuto per la sua partecipazione al Gambero Rosso e al Relais Le Jardin e oggi gestore del ristorante la Torre di Fiuggi e dell’Osteria Fontana Candida, ha introdotto e gestito la serata con competenza ed equilibrio.

Mi sento molto fortunato per aver partecipato a questo evento più unico che raro, e sarò sempre grato ad Antonio e ai produttori che sono stati presenti.

Con questo piccolo contributo, spero di iniziare parzialmente a sdebitarmi, e scrivendo questa nota credo di poter contribuire almeno a far ricordare la bella serata trascorsa insieme.

L’ordine non segue la scaletta della serata, ma bensì l’utilissima brochure per gli appunti preparata da Antonio e Maria Teresa Terry Savo.

Armando di Mauro ci ha parlato dell’azienda Colle Picchioni e degli inizi gestiti da mamma Paola. Nel 1974 era prodotto il primo vino per autoconsumo, seguito dalla commercializzazione avvenuta nel 1979, e nel 1982 con il primo imbottigliamento del Vigna del Vassallo.

Abbiamo degustato le annate 2000 e 2010. Uvaggio bordolese (Merlot e Cabernet), si presenta elegante e morbido. Il 2000 ha fatto botte grande ed è ancora presente, mentre il 2010, che ha fatto acciaio e barrique, “spinge di più” ed è dotato di maggiore acidità.

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La prima sorpresa della serata è stata offerta dal vino Santa Teresa di Fontana Candida. Con l’annata 2001 si è presentato con un bel colore oro, e nonostante l’età ha dimostrato un’ottima tenuta e una gradevole beva. Poiché è stato vinificato in acciaio ed è un vino a base di Malvasia di Candia e del Lazio, sono sicuro ci sarà molto da riflettere sulle potenzialità anche future della Malvasia del Lazio. Il 2011 era dotato di discreta acidità e molto frutto.

Manfredi e Maria Ernesta Berucci ci hanno parlato di Agricola Emme e del vino Casal Cervino, la cui vigna è stata  impiantata nel lontano 1968. Emozione pura all’assaggio dell’annata 1987, un vino di 25 anni ancora integro, interessante, denso e avvolgente che ci ha fatto molto riflettere sulle potenzialità  del Cesanese, l’altro grande vitigno del Lazio. A seguire abbiamo bevuto un 2001 godibile e intermedio rispetto al 2010 sgargiante di frutto, forse anche per l’uso della barrique iniziato nell’anno.

Dal 1967 Casale del Giglio è presente in Pianura Pontina e Antonio Santarelli ci ha raccontato del coraggio, la capacità e l’abnegazione che sono state necessarie ad impiantare e gestire i vitigni in un terreno in passato paludoso. Il Mater Matuta è composto per 85% da Syrah e 15% da Petit Verdot e matura due anni in barrique ed un anno in bottiglia. Vino costruito per piacere un vasto pubblico, strutturato, avvolgente che unisce la dolcezza del Syrah al tannino del Petit Verdot. A seguire un 2009 con caratteristiche simili e ancora in evoluzione.

Con Damiano Ciolli, abbiamo di nuovo a degustare un Cesanese di Affile. Il giovane viticoltore ha raccontato della sua vigna a Olevano che è stata impiantata sessanta anni fa. Esordio con il botto con un Cirsium 2005 elegante, equilibrato ma forte nell’esprimersi, sebbene la bottiglia stappata da poco presentasse dei profumi ancora timidi. Grande vino e speriamo che Damiano sia capace di replicarlo in futuro. Il 2009 è ancora giovane e si presenta più fresco e dolce rispetto al fratello maggiore.

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Trimani ci ha presentato il Torre Ercolana (Cabernet/Merlot/Cesanase). Il vino del 1980, prodotto da Colacicci, è ancora incredibilmente fresco, sebbene gli anni trascorsi e un colore granato chiaro, di sicuro si ricorderà come uno dei vini simbolo della giornata. Capolavoro a dispetto dei trentatré anni di età. Il vino del 1990 è stato prodotto da Trimani ed è godibile quasi come il precedente.

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Anton Maria Coletti Conti ha raccontato del suo passato da astemio prima di essere folgorato da una bottiglia di Amarone e quindi degli inizi da vignaiolo nel 2003. Il Romanico 2007 è pronto, strutturato, denso, lungo e fascinoso come solo alcuni grandi Amarone e Primitivo sanno fare. Un vino da portare ad esempio di come la concentrazione riesca a dare emozione. Complimenti Antonello. Il 2010 è simile ma è ancora in evoluzione.

La Falesco nasce nel 1979. Il Montiano è un Merlot in purezza di vitigni ubicati nel Lazio. Il 2009 è dotato di corpo, frutto e ampio spettro aromatico. I tannini, allo stato dell’arte, confermano la capacità dei fratelli Cotarella di costruire un vino che sia piacevole per un pubblico ampio ed eterogeneo.  Il 2001 mi è parso simile ma dotato di minor corpo. Un altro merito va aggiunto a Falesco per aver impiantato vigneti in territori nuovi e aver recuperato vitigni storici in altri.

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Grazie a Matteo Rugghia abbiamo potuto assaggiare una vera memoria storica e affettiva tramite due bottiglie ritrovate nei meandri della cantina. L’Atina Cabernet D.O.C. Riserva delle Cantine Palombo è un vino morbido e ancora piacevole, anche se si è incamminato verso la maturità. Bevuto tre o quattro anni fa, sono sicuro, avrebbe rappresentato al meglio il bel territorio della Valle di Comino. Il 2001 è dotato di buona acidità e odori più persistenti.

Dulcis in fundo tramite lo Stillato di Principe Pallavicini. Il vigneto di uve Malvasia Puntinata ha trentacinque anni ed è situato nel comune di Colonna. L’uva è fatta appassire in pianta e poi in fruttaio.  Lo Stillato 2006, di colore giallo ambra, è caldo, avvolgente e dotato di controllata dolcezza, risulta complesso. Il vino del 2011, di un bel colore oro, è più giovane, anche se offre al naso e al palato simili noti piacevoli di frutta e miele.

Abbiamo vissuto un’interessante e piacevolissima esperienza, credo condivisa da tutti, per grande merito di Antonio Ciminelli e l’instancabile Maria Teresa Terry Savo. Di sicuro i viticoltori del Lazio hanno nelle loro mani due favolosi vitigni (Cesanese di Affile e Malvasia Puntinata o del Lazio) e questa esperienza, credo, li farà riflettere su quale strada seguire per ottimizzare al meglio il loro costante impegno a rappresentare efficacemente il loro territorio, nella speranza che gli organi istituzionali preposti riescano ad affiancarli, creando il necessario marketing strategico e sostegno per far meglio conoscere in Italia e all’estero i gioielli enologici da loro prodotti.

3 commenti
  1. Terry Savo permalink

    sono onorata di aver fatto parte di questa squadra… ringrazio prima di tutto Antonio Ciminelli che stimo da moltissimo ma che solo ultimamente sto conoscendo in prima persona la sua professionalità e grande umanità, lo ringrazio per avermi coinvolto in questa idea grandiosa realizzando la serata che resterà nella memoria… ringrazio te Andrea per l’articolo e gli elogi a me riferiti… ma l’ho fatto con tutta la mia passione e rispetto che ho per il Vino in generale e perché credo al mio territorio alle potenzialità dei nostri vini e alle capacità dei nostri vignaioli… ma anche e soprattutto per mio proprio piacere visto che … beh … e quando ricapita un’altra ghiotta occasione così??? beh in effetti spero molto molto presto… magari coinvolgendo altre realtà.. ma per non essere ripetitivi ci verranno in mente altre situazioni da realizzare con altrettanto impegno… rinnovo i ringraziamenti a tutti i partecipanti… un caro saluto a tutti!!! Terry Savo

  2. Terry, sono io che devo ringraziare te per la tua professionalità e la passione che metti nel tuo lavoro. Complimenti anche ad Antonio e tutti i viticoltori. Questa è la bella Italia che deve emergere per poter portare questo paese fuori dalla crisi e di cui mi piace scrivere.

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  1. Pipero al Rex, gusto e servizio ai massimi livelli. | foodwineadvisor

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