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Il Montevretano è la dimostrazione che anche al sud dell’Italia si possono produrre grandi vini internazionali.

26 febbraio 2014

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Chi ha avuto la fortuna di conoscerla, sa che Silvia Imparato è una vivace e passionale donna del vino. Da giovane faceva il mestiere della fotocronista e spesso aveva modo di lavorare in Francia. Qui il caso volle che Silvia fosse colpita sulla “via del vino”. Da subito fa suo il motto che il vino è un modo di prendere la vita, di capire quello che esiste intorno a noi e il proprio e giusto modo di collocarsi. Parole che si materializzando in fatti e scelte di vita, perché dopo un’esperienza collettiva in un’enoteca di via della Croce in Roma, dove insieme a un gruppo di amici appassionati avrà modo di affinare la tecnica del proprio hobby e di abbozzarne il progetto, approderà, circa 30anni fa, insieme ad alcuni di essi, alla propria terra natia di San Cipriano Picentino (Salerno). Dando giusto sfogo alla sua passione per i vini Francesi di tipo Bordolese, intuisce che deve avere una risposta del proprio operato dei primi anni spesi in vigna.  All’inizio dell’anno 1995, decide di inviare le prime annate a Parker che le degusta e ne rimane immediatamente impressionato.

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Questo feedback fu opportuno e necessario per Silvia al fine di capire che il suo hobby si era trasformato in sicuro lavoro. Certo l’inizio lo possiamo immaginare scarico di certezze, perché la Campania non era quel campione enologico che è ora. A quei tempi, al di là il di qualche sicuro riferimento, di fatto l’enologia in regione era in qualche modo in letargo e la nascita di questo vino rosso, sebbene in produzione limitata, contribuiva ad aprire la pista dell’apprezzamento globale.

Renzo, che faceva parte del gruppo di via della Croce, avrà cura di affiancare a Silvia suo fratello Riccardo Cotarella che da subito entra in sintonia e in amicizia con la neo vignaiola e ancora oggi è con lei in perfetta armonia.

Le prime scelte saranno fondamentali. Bisognava dotare di piedi da corsa le teorie imperanti e capire che tipo di vino produrre e con quale tecnica. Un vino stile Borgogna, tutto terroir e vigna, o un Bordeaux più giocato sulla tecnica di cantina? O magari, riferendosi ai Riesling Tedeschi, affinare il vino in barrique vecchissime?

C’era da mettere in produzione i primi ettari vitati e ormai, oltre la fase del gioco, c’era anche da capire se dare spazio alla moda del momento e come ottenere il consolidamento della propria azienda nascente. Silvia, ormai esperta di vita e di mondo, si porrà una semplice domanda: chi sarà il mio cliente? La risposta sarà: appassionati di vini di livello e dal lungo invecchiamento capaci di apprezzarne le peculiari differenze.

Come naturale conseguenza si innestano i vitigni autoctoni presenti in azienda al 60% a Cabernet Sauvignon, al 30% a Merlot al 10% ad Aglianico. Bisogna aggiungere che questo mix sarà alterato nel tempo a causa del clima sempre più caldo. Adesso abbiamo 6 ettari vitati, dei 27 totali, con la percentuale del 25/30% ad Aglianico, 50/60% a Cabernet Sauvignon e il restante a Merlot e con una densità di 4000 piante per ettaro. Il punto di svolta è stato la difficile annata del 2002, dove si è prodotta la metà della normale quantità, che oggi si aggira intorno alle 30.000 bottiglie di Montevetrano.

Al vino portabandiera, che si basa anche delle uve Aglianico dei Colli di Salerno, che risentendo da anni degli influssi marini restituisce le note iodate, si è aggiunto un vino, con l’Aglianico dalle note più terrose del Beneventano, che è stato denominato Core.

La vendemmia per realizzare il Montevetrano avviene, sempre raccogliendo l’uva in cassette, in tre fasi diverse. Intorno al 20 Settembre si raccoglie il Merlot, quindi il Cabernet Sauvignon ed in ultimo l’Aglianico.

Il vino matura in barrique per metà nuove e le restanti di secondo passaggio.

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Passiamo adesso alla degustazione di 6 annate del vino Montevetrano Colli di Salerno IGT dal bel color rubino scuro, ad eccezione dei millesimi 2006 e 2005.

Montevetrano 2010. Vino figlio di un’annata facile e con tutte le stagioni al posto giusto. Profuma di frutti rossi, in evidenza su una base di more, ciliegia e viola e avendo cura di lasciarlo riposare nel bicchiere, dopo qualche tempo, appare una nota di liquirizia. In bocca è snello e facile da bersi, dotato di freschezza e tannini eleganti. Chiude delicato e soave, quasi come una rosa. Evolverà molto bene nel tempo. Abbinatelo con capretto e agnello.

Montevetrano 2009. Annata difficile con periodo caldo. Al naso è subito minerale con bosco, terra e spezie a seguire.  Pronto all’assaggio, quindi deciso, energetico di gran carattere. Chiude fruttato. Bistecca alla Fiorentina.

Montevetrano 2008. Annata calda. Profuma di visciola, amarena e fiori rossi macerati. Polposo, denso e altresì dotato di note zuccherine. È meno dinamico rispetto all’annata precedente. Podolico invecchiato e dolce con le nocciole di Giffoni.

Montevetrano 2007. Annata difficilissima e severa, prima fredda, poi piovosa, quindi caldo siccitoso. Al naso presenta profumi eleganti e più rarefatti di spezie, salvia, macchia mediterranea, liquirizia e cannella. In bocca è pulito, equilibrato e fresco. Invita a nuova beva.  Un vino dalla schiena dritta, austero e degno figlio dell’annata dalla quale proviene. Fascinoso e crescerà ancora nel tempo.

Montevetrano 2006. Annata complessa e molto piovosa. Qui, a differenza dei vini precedenti tutti di color rubino, si vira sul rubino più scuro, quasi impenetrabile. Vino ancora chiuso al naso con note erbacee e polvere di caffè. All’assaggio, insieme alle usuali caratteristiche, denota ancora i tannini in evidenza. Filetto al pepe. Vino da tenere in cantina ancora qualche anno.

Montevetrano 2005. Qui il colore inizia ad assumere delle tonalità aranciate. Avvicini il bicchiere ed ecco il balsamico, le foglie macerate, l’humus e il tabacco (in passato coltivato in zona). Alla beva è fresco, equilibrato, elegante e con leggera presenza di elegante tannino. Piacevolissimo a dispetto dell’età. Perfetto con un sigaro di gran livello.

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Bravissima Silvia nel riuscire a creare un vino internazionale ma che, al tempo stesso, si nutre e si basa anche sul vitigno Aglianico, in abbinamento agli altri prodotti autoctoni e alle essenze del Parco Naturale dei Monti Picentini. Sono sicuro che la nocciola di Giffoni, gli agrumi, la mela annurca e le olive presenti sul territorio, che si uniscono ai profumi del bosco, siano un sicuro e costante supporto che contribuisce a rendere molto piacevole questo vino.

Azienda Agricola Montevetrano

Via Montevetrano, 3 località Nido

S. Cipriano Picentino, Salerno

Tel. +39 089882285

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  1. Enotria, la degustazione perfetta. | foodwineadvisor

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