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Vini di Vignaioli, un evento che ci ha messo in contatto con i nostri Artigiani e i loro Vini.

11 marzo 2014

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Vini di Vignaioli è un’interessante evento che mette in contatto con autentici Artigiani del vino. Come lo scorso anno, esso ha avuto luogo presso il CAE (Città dell’Altra Economia) ma questa volta, purtroppo, è stato sacrificato il comodo parcheggio interno per allestirvi la tensostruttura che ha ospitato i banchi d’assaggio. Vista la piovosità di questo inverno, sarebbe potuta andare peggio, ma il tempo ha tenuto e una Roma quasi primaverile ha consentito una visita e una degustazione confortevoli.

Non mi è stato, umanamente possibile, degustare tutti i vini presentati, e come sapete, in questo blog non si usa fare classifiche, né tantomeno dare punteggi centesimali. Quindi mi piace riportare alla vostra attenzione, quegli Artigiani, e i loro vini, che mi hanno più intrigato.

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Inizio alla grande con i vini di Andrea Kihlgren e sua moglie Alessandra, una coppia molto elegante nei toni e nei modi, qualità che ritrovi nei loro vini. Il Vermentino di Luni Santa Caterina, in etichetta verde o nella versione Poggi Alti, mi ha regalato belle sensazioni di mare e di macchia mediterranea e mi ha immerso armoniosamente all’interno di un giardino aromatico.

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Il banco di Orsi era ambito per il suo, ormai famoso, Pignoletto Vigna del Grotto. Fiori bianchi e spalla acida invitavano alla beva. Bene aveva fatto Gianpaolo (aka Jeanpaul) Santarelli, de Il Bacaro di Genzano, quando questo ristorante era attivo, ad avere in carta sia la versione in bottiglia che lo sfuso.

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Terraviva era presente con una bella verticale di Mario’s, il suo Trebbiano d’Abruzzo, fermentato e affinato in legno presentava mineralità accompagnata da frutta e fiori bianchi. Mi è particolarmente piaciuto il Pecorino Ekwo, che mi ha fatto sentire nel bicchiere lo iodio del mare Adriatico, in effetti, così vicino alla vigna.

Della Tenuta Armonia mi permane, come ricorda il nome molto indovinato, l’armonia dei vini presentati e la bontà dei formaggi che li accompagnavano.

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Il naso piacevolmente sulfureo del Greco di Tufo di Cantine dell’Angelo era, come sempre, accompagnato da una beva dinamica e fresca, che sa di agrume, e faceva capire subito il territorio su cui giace la vigna, in pratica una ex miniera di zolfo. Per i più distratti, Angelo Muto si è preoccupato di porre una stratificazione del terreno all’interno di un vaso in vetro con un bicchiere, contenente il prezioso Greco di Tufo, alla sommità dello stesso. Così si è capito che la magia comprende anche il colore del vino. Certo con un tal terreno gli interventi fitofarmaci sono ridotti al minimo. Un vino armonico che ha fatto e farà dire molto di se.

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Una dimostrazione, che anche al Sud d’Italia è possibile fare dei grandi spumanti, me l’ha data Mirella di Porta del Vento. Mira è un gran vino dalla bella acidità agrumata e che sembra portarti nella vigna ad alberello di Cataratto, posta a 600 metri di altezza.

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Con Daniele Saccoletto, che per capire che è il vero Deus ex machina della sua azienda basterà guardargli le mani, sono andato virtualmente in Piemonte con il suo I Tigli. Un blend di Timorasso e Bussanello che mi ha donato nocciola, mandorla, fiori e frutti bianchi. Questi sentori, uniti alla mineralità, dovuta al Timorasso, hanno consentito una fresca e interessante beva. Con l’Aurum, una strutturata Barbera, ho provato emozioni opposte, a I Tigli, e simile ai migliori Primitivi o Amaroni. Ho degustato due annate, la 2007 più giocata sulla morbidezza del frutto, e la 2009 che dotata di buona acidità generava una bevuta più dinamica. Questo è un vino intrigante, passionale e di sicuro sarà un buon asset, anche fuori pasto, per creare momenti “erotici”, avendo l’opportunità di degustarlo con la propria compagna.

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Ormai non sono più una sorpresa, i vini dell’Azienda Agricola Vigneti Vallorani. Tutti i vini sono di notevole livello per l’equilibrio, la giusta struttura e la pulizia. Stefano mi ha subito trafitto il cuore facendomi degustare il Sorlivio, un Sangiovese fruttato e altresì dotato di note speziate. L’ottima profondità dinamica e il tannino elegantissimo possono scatenare la beva compulsiva. Vi avevo già avvisato, ma forse ancora siete in tempo, comprate al più presto possibile questi vini, anche perché le quotazioni rischiano di crescere di giorno in giorno. I fratelli Vallorani sono un valido esempio di come potrebbe essere risollevato un settore, unendo la gestione delle vecchie vigne gioiello, fatta con sudore e fatica dagli avi, in sinergia con la nuova cultura apportata dai giovani Vignaioli, in modo da creare un inizio di benessere economico, nella speranza che gli Enti preposti sappiano dare il giusto supporto a validi Artigiani come questi.

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Tornando con i piedi in terra, e che Terra, ci siamo recati emotivamente in quel di Gioia del Colle, in Puglia, con Paolo Fabio Patruno della Tenuta Patruno Perniola. Qui dopo un assaggio del suo buonissimo ma raro olio, che ha una resa del 9%, mi sono dedicato alla degustazione dei suoi eleganti Primitivo. Si chiamano Battaglio e Marzagaglia e sono stati per me una vera e gradita sorpresa. Profumavano di fiori e frutta rossa e erano dotati di fine speziatura. Il Marzagaglia, che fa solo acciaio, è rimasto più fresco, mentre il Battaglio si è rivelato un vino più complesso e strutturata armonia. Veri gioielli di un territorio dove il calcare è un tutt’uno con il restante terreno, generoso di donare profondità al vino. Bravo Paolo Fabio a usare il legno in una maniera così certosina e al solo fine di dare corpo, arrotondare i tannini, senza andare a discapito della dinamica del vino.

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Avevo conosciuto Luigi Sarno, di Cantina del Barone, durante una degustazione orizzontale di Fiano di Avellino e mi ha fatto piacere incontrarlo nuovamente. Il suo campione di casa, il Fiano di Avellino Particella 928, si è mostrato subito elegante e, sorretto da buona acidità, ha sprigionato subito un bouquet di frutta e fiori gialli. Dotato anche di una gradevole sapidità, ha lasciato presagire successiva crescita e lunga vita.

Bisogna ammettere che, di là da alcune disarmonie ancora presenti su alcuni vini, il settore artigianale si è ormai incanalato sulla costruzione di vini di alta qualità, rispettosi altresì del proprio territorio e capaci di esprimerlo al meglio senza trucchi di sorta.

Credo che l’avvento, in questo particolare settore, di giovani acculturati, non solo laureati in viticoltura ed enologia ma architetti, dottori e altri, hanno portato una maggiore attenzione e gestione dei dettagli, con il risultato di un sicuro miglioramento del vino prodotto.

Questo fatto in unione al territorio, così variegato, del nostro Paese e alla notevole quantità dei vitigni autoctoni presente, può, se opportunamente gestito, dare un sicuro rilancio alla nostra agricoltura e con essa al Paese tutto.

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