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Hum, il sogno e la magia di una vigna. Cantina Sant’Andrea.

26 giugno 2015

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In un’assolata mattina di Maggio, siamo accolti da Andrea Pandolfo a Borgo Vodice, dove ha sede Sant’Andrea, l’Azienda Agricola del padre Gabriele Pandolfo. Qui si vinifica una serie di vini a base di Moscato di Terracina, Trebbiano, Malvasia, Cesanese, Sangiovese, Montepulciano, Merlot, Petit Verdot, Syrah, Chardonnay, Cabernet Sauvignon e Aleatico.

L’azienda nasce nell’ottocento in quel di Pantelleria, si trasferisce nel 1880 in Tunisia e a seguito dell’esproprio governativo avvenuto in quel Paese, nel 1964 si trasferisce in Italia a via del Renibbio 1720, dove è ora.

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In questa pianura sabbiosa e assolata, proprio lì, a fianco dell’azienda c’è il primo vigneto, molto ben tenuto e vera sfida a un territorio che prima non conosceva la viticoltura. La cantina è molto variegata e contiene serbatoi di acciaio di varie dimensioni per ospitare i diversi vini e le varie linee di produzione aziendale.

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Fanno altresì bella mostra di se alcune barrique di rovere, contenute all’interno di un locale a loro riservato, dove sopra una mensola è presente una bottiglia del vino campione di casa denominato Hum.

La seconda importante vigna aziendale è posta presso il Monumento Naturale di Camposoriano, noto anche come Campo Soriano.

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Siamo accolti da una valle verdissima, dove le viti sembrano un tutt’uno con le pietre disseminate sul territorio.

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Questa importante area carsica di 974 ettari sembra volerci impressionare subito tramite l’Hum Rava a San Domenico, un vero faraglione di calcare in terra, popolarmente denominato la Cattedrale, che con la sua imponente altezza pare voglia raccontarci della sua origine marina, la successiva glaciazione e tutte le altre fasi che esso e l’intera dolina (Polje) hanno attraversato nei secoli.

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La vallata è stretta tra due versanti montuosi che incanalano i venti di terra e di mare. Questi costanti movimenti eolici contribuiscono a tenere sana tutta la zona, compresa la vigna di Pandolfo.

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Lo scenario è un susseguirsi di piccoli Hum, sassi più o meno grandi di calcare e le viti che gli girano intorno e spesso sono un tutt’uno con essi. Muovendosi all’interno della vigna si entra in situazioni sempre diverse. Ecco un grande inghiottitoio, dove l’acqua piovana scompare nel sottosuolo e più avanti un altro più piccolo.

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Ecco una serie di stagni uno più bello dell’altro, dove una rana e una libellula, e immagino il tritone, hanno la fortuna di vivere. Sono piccoli pezzi di un mondo di una volta che ci riportano immediatamente a un’infanzia felicemente vissuta nei campi. OLYMPUS DIGITAL CAMERA Più avanti ha sede un arco di roccia che attraversiamo carponi per arrivare al cospetto di un’immensa quercia, dove ha inizio un impenetrabile bosco e immagino gli animali che trovano qui rifugio: istrici, volpi, ricci, rettili e gli altri che compongono una fauna, purtroppo, estinta altrove.

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Certo se fossi un regista cinematografico, farei del tutto per ottenere i permessi per girare qui un film di fantasia, intanto mi godo, per alcuni attimi, solo in compagnia di un emozionato Gabriele Pandolfo, all’ombra e altresì in compagnia della centenaria quercia e delle sue splendide radici, veramente e fino in fondo l’atmosfera di sogno e magia che questo luogo mi dona.

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Questa che ormai è un’unica vigna di 10 ettari, posta a 400 metri sul livello del mare, prima che i Pandolfo acquistassero i terreni, era una serie di piccole proprietà. Infatti, le varie viti di Moscato di Terracina mostrano diverse età e le più giovani doneranno le uve per il vino Oppidum, mentre quelle più vecchie ci offriranno Hum.

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Sono inoltre presenti anche i vitigni Aleatico, Cesanese di Terracina, e l’Abbuoto, già coltivato dagli antichi Romani che lo chiamavano Cecubo.

Siamo tornati infine in azienda per degustare tutti i vini ma, per non annoiarvi, questa volta, vi scriverò soltanto dei due vini appena citati, composti di DOC Moscato di Terracina in purezza, per i quali i Pandolfo si sono particolarmente spesi per l’ottenimento del riconoscimento di origine.

Di colore oro molto luminoso, l’Oppidum profuma di quel bosco carico di macchia mediterranea ed erbe aromatiche e note dolci di fiori che si uniscono all’albicocca e alla frutta tropicale. Vino beverino grazie alle note agrumate e di fiori bianchi, altresì secco al palato con un lungo finale dove si trova anche un opportuno bilanciamento nelle note di mandorla amara.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA L’Hum si rivela più elegante alla beva. Il colore è sempre di un oro brillante, mentre al naso le caratteristiche del vitigno appaiono, ancora più decise rispetto all’Oppidum. La mineralità è spinta e assume toni salati che ci restituiscono in pieno quella vigna, appena visitata, fatta appunto di Hum, rocce di calcare di tutte le forme e grandezze e argilla rossa. Bevetelo in accompagnamento a crudi di pesce e ostriche. Un vino questo che con opportune piccole modifiche potrebbe diventare un vino d’emozione e un campione di premi a livello mondiale. Il magico e sognante terreno su cui nasce e cresce e gli sforzi costanti della famiglia Pandolfo, credo meriti questo possibile successo.

Sarò grato a vita a Dario Vigna per avermi invitato a visitare l’Azienda Agricola Sant’Andrea. OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Cantina Sant’Andrea

Azienda Agricola di Gabriele Pandolfo

Strada del Renibbio, 1720 Borgo Vodige LT

Tel. +39 0773755028

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