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Casale Cento Corvi e il suo Giacchè con il vulcano e il mare dentro.

15 dicembre 2015

Cerveteri è un comune posto a nord-ovest di Roma, famoso nel mondo perché nel suo territorio è presente la Necropoli Etrusca della Banditaccia, patrimonio Mondiale dell’umanità per l’Unesco.

Qui da tempo immemore si coltiva un vitigno denominato Giacchè, molto diffuso fino agli anni 70 del secolo scorso. Il vino ottenuto era usato per tagliare quelli a base Sangiovese e Montepulciano in modo conferirgli maggior spessore.

La resa bassa del vitigno e il suo carattere “selvatico” generavano un vino difficile da gestire, assai rustico, dotato di notevole acidità e dal tannino non proprio smussato. Una serie di motivi, questi, che quasi portarono all’abbandono della vite autoctona. Casale Cento Corvi, incuriosito dalla capacità del vitigno di aver resistito all’attacco di filossera di fine 800, convinto che esso, meglio di altri, potesse riflettere nel suo vino i caratteri minerali del territorio vulcanico e quelli iodati del vicino mare, riuscì a selezionare alcuni cloni, avviando così una sperimentazione che porterà a vinificare il Giacchè dall’annata 2003.

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Il noto giornalista Carlo Zucchetti ha organizzato di recente una visita in azienda con successiva degustazione delle 10 annate, fin ora messe in commercio, con un assaggio anche del campione di botte 2015.

La sede aziendale è moderna e altresì dotata di spazioso e moderno showroom, location ideale di eventi e luogo perfetto per la presentazione dell’azienda alla stampa.

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Sono stati degustati in maniera libera tutti i vini prodotti. Quello che mi ha intrigato, per la schietta freschezza sorretta da ottima mineralità, che meglio riconduce al territorio, così come il suo profumo intriso di fiori di campo, è stato il Vermentino.

Invece, il Sauvignon Blanc Kantharos ha fatto centro in alcuni di noi, per la sua spiccata nota di menta piperita che ben si è accoppiata, a pranzo, con il vitello tonnato, ancor più della coratella con i carciofi.

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Pieno, elegantemente profumato e minerale lo Chardonnay Kottabos. Il vino ancora giovane vede le sue componenti giocare ancora un poco da sole, ma il tempo le unirà in bottiglia, smussando altresì la tostatura, data dal legno, donandoci un grande vino.

Interessante l’intuizione di calare con forza un Trebbiano nel territorio, ottenendone un vino, denominato Gran Cru Lo Scordato, che oltre alle note tropicali, regala profumi di miele, rum e fiori di campo. Anche qui, ottimizzazioni future saranno in grado di regalarci un vino eccellente.

Interessante anche il Giacchè Passito che può spiazzare per la sua acidità e che invece credo sia il suo valore, se bevuto soprattutto a fine pasto ad accompagnare dessert freschi e formaggi con composte giocate sull’agrodolce. Apprezzabile il vigore dei tannini che ben accompagnano, contrastandolo, il bouquet di frutta matura.

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Dopo il pranzo, elaborato da Giuliano Rossi di Barrel – Cerveteri, ci siamo regati in visita al Museo Nazionale Archeologico di Cerveteri. Qui, dopo una breve introduzione dell’Archeologo Daniele Medaino, abbiamo fatto un’istruttiva visita, guidati da una gentile Signora della Cooperativa Artemide Guide. Oltre a contenere due notevoli opere d’arte, il Cratere e il Kylix di Euphronios, il museo ci ha reso visibili una serie di oggetti, rinvenuti nelle vicini necropoli, che ci hanno comunicato come il vino fosse in uso già in epoca Etrusca, informandoci degli scambi avvenuti con gli antichi popoli naviganti (Greci, Fenici e altri) che trovarono un conveniente approdo in Caere, l’antica Cerveteri, attratti dalle miniere metallifere che qui esistevano.

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Credo sia comunque interessante rimarcare che questo Museo possa influire nella valorizzazione del territorio e della sua storia, insieme al vino che è qui prodotto, creando quel senso di appartenenza che ha reso importanti tanti territori d’oltralpe.

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Abbiamo quindi approfittato di una spaziosa sala dello storico Palazzo Ruspoli per dare luogo alla verticale del vino pluripremiato di Casale Cento Corvi: il Giacchè.

Come certamente saprete, il vino si caratterizza per il suo colore rosso rubino, che sembra quasi inchiostro, proprio in virtù della macchia indelebile che tende a lasciare sul tovagliato se è versato maldestramente.

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Ha destato molto impressione il colore rubino vivace che si è fatto apprezzare sulla parete del bicchiere, roteando in esso il vino dell’annata 2015. In effetti, la sensazione era di avere a che fare con dell’inchiostro. Impenetrabile comunque il colore di tutte le annate. La limpidezza del liquido è stata un poco compromessa dal residuo sulle annate più vecchie, ma devo aggiungere che ero il penultimo cui era versata la specifica bottiglia. La parte aromatica è sempre stata caratterizzata da un olfatto ricchissimo di amarena, anche sotto spirito, frutti rossi e neri di bosco, nota salmastra, china, catrame e liquirizia. Bocca di grande impatto, con l’alcol (gr. 14%) mascherato dalla viva acidità, dalle note minerali e salmastre e dalle spezie.

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Giacchè 2003 si è presentato con una nota mentolata, morbido, quasi carezzevole e caldo. Sono stati usati leviti selezionati per la fermentazione e si è fatto apprezzare per la tanta frutta contenuta. Ormai, vista l’età e l’annata torrida, è un vino da meditazione più che da pasto.

Giacché 2004 ha spinto molto sull’olfattiva con spezie e piante aromatiche in primo piano, risultando alcolico.

Giacchè 2005 è figlio di un’annata piovosa e si presentato con maggiore acidità di beva. La carica olfattiva è stata più scarica rispetto all’annata precedente e ha chiuso con un’acidità ancora leggermente sostenuta.

Giacchè 2006 è apparso equilibrato. Il Tannino è stato più dosato, rispetto ai precedenti vini, che l’ha reso elegante. Chiudeva in bocca leggermente asciugante.

Giacchè 2007 si è palesato con un’aromatica molto elegante, dove sono prevalsi i frutti rossi. In bocca ha saputo di arancia sanguinella che l’ha reso coerente con la sua spalla acida.

Giacchè 2008 è stato meno aromatico. Al palato si è apprezzata una nota ferrosa. È stato meno espressivo degli altri.

Giacchè 2009 sembrava aver cambiato sesso in questa specifica annata, essendo più femminile del maschio finora conosciuto, quindi più fine ma meno aromatico e tannico.

Giacchè 2010 è stato il figlio di un’annata molto piovosa, quindi si è presentato con note di humus, meno odoroso e dotato di maggiore acidità.

Giacchè 2011 è stato armonico, morbido ed elegante. Sapeva di ciliegia sotto spirito e spingeva meno degli altri essendo più facile da bere.

Giacchè 2012 è stato più scarico rispetto alle passate annate ma è stato più pronto da bere del 2011. Elegante e dall’acidità più controllata.

L’assaggio di botte del Giacchè 2015 ci ha mostrato quanto sia selvatico e, come già scritto, pieno di vigoroso colore, questo vino quando nasce e abbiamo immaginato il meticoloso lavoro ci sarà da fare per farlo crescere al meglio.

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Come, un piccolo stallone di razza, il Giacchè va adeguatamente educato e mai domato, così come ben fanno Costantino e Giorgia Collacciani, lasciandolo vivere anche a modo suo, portando in se la sua natura selvatica che lo rende attraente e diverso, dai vini ormai per la maggior parte omologati, rendendolo altresì autentico e un vero campione del territorio che ben rappresenta.

Casale Cento Corvi

Via Aurelia Km 45,500

Cerveteri RM

Tel. +39 069903902

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