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Torre Fornello, quando la cultura, la passione e l’eleganza sono un tutt’uno con il Vino.

8 febbraio 2017

È una splendida giornata di Gennaio. Il sole sembra voglia farmi dimenticare il clima rigido dei giorni scorsi. Una leggera foschia e i campi, ora quasi tutti a riposo, mi ricordano che sto attraversando la Pianura Padana.

L’auto, dopo tanti rettilinei, finalmente affronta una strada ricca di curve, con belle vedete su tanti vigneti, alcuni dei quali anche ad alberello. Questa panoramica via mi conduce verso la Val Tidone, dove ha sede Torre Fornello, l’azienda vitivinicola meta del mio arrivo.

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L’ingresso è posto proprio a lato della Chiesa, fatta costruire nel 1600 dai Conti Zanardi Landi.

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Attraverso il bel portale e il mio sguardo subito apprezza il perfetto stato in cui sono tenuti gli immobili e il logo aziendale. Quest’ultimo è stato elegantemente disegnato su una parete, a fare da quinta, perfettamente intonato con tutto l’insieme architettonico.

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Nella prima sala, quella dell’ingresso, sono esposti tutti i vini che produce Enrico Sgorbati e che sono lì, in bella compagnia a una miriade di premi assegnati al tenace Viticoltore.

Lui con passione mi parla della storia di questo luogo e del suo impegno a preservarne il fascino e la cultura che sembrano sprigionarsi da ogni singola pietra.

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Il primo riferimento temporale, intorno all’anno 1000, certifica un passaggio di proprietà dei terreni; sui quali, due secoli dopo, sarà costruito il Fornello per cuocere i mattoni. Nei vari passaggi di proprietà, nei secoli successivi, furono costruite le opere più importanti: la torre; la villa padronale e tutti i servizi necessari a farla diventare una residenza di campagna nobiliare.

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La presenza di più vitigni e la necessità di difendere l’interezza di un luogo così interessante, determinarono la necessità di scrivere in testamento la volontà che i terreni non fossero mai divisi, giungendo così intatti, nel loro insieme, fino ai giorni nostri.

Dal 1992 Enrico ha preso in mano l’azienda di famiglia con metodi e cultura rispettosi della storia del luogo e dei vitigni in esso contenuti.

La cultura la sento realizzata nel profondo rispetto del luogo, anche laddove sono state necessarie le nuove opere murarie, come per esempio la moderna cantina. Opere che sono state inserite senza creare nessuna dissonanza architetturale.

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In aggiunta va rilevato l’impegno di Enrico che ogni anno da ospitalità alla mostra Gioielli in Fermento, dando così visibilità a 50 Artisti e alle loro opere, rappresentative del lavoro enologico. Nell’insieme Vigna delle Arti sono altresì contenuti altri progetti denominati: Fermenti Naturali; Laboratorio di Brera ed Effervescenze.

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Le opere, qui disposte, contribuiscono ancor più a rendere magico questo luogo, come per esempio, l’orologio “mezzogiorno – mezzanotte” di Zhang che sembra voglia riportarci indietro nel tempo, tramite le sue lancette che girano in senso antiorario.

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La bella giornata ci sospinge a continuare le nostre chiacchiere all’aperto, dove lo sguardo si perde sulle tante vigne popolate dai diversi vitigni. Traguardando l’orizzonte, in fondo a destra, proprio in vicinanza del corso d’acqua che scorre nella vallata, vedo un rigoglioso bosco. Qui Enrico, mi confida, che in forma di rispetto, verso gli animali che ci vivono, non è mai entrato ma che questa intatta riserva verde e l’umidità che ne scaturisce hanno dato luogo a quello che io ritengo il suo vino più intrigante, in altre parole “UNA”.

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Tempo fa, durante i lavori di vendemmia, si fece buio e si decise di non raccogliere mezzo filare di Malvasia di Candia Aromatica. Il caso volle che, nella frenesia della vendemmia, tutti dimenticassero il lavoro non portato a termine nella piccola vigna di zero, ottantacinque ettari. Durante i successivi lavori, gli operai notarono i grappoli avvolti dalla muffa nobile e chiamarono Enrico per un sopralluogo. L’intelligente Vignaiolo, tramutò un problema in opportunità, decidendo di vinificare quei pochi grappoli e di degustarne in seguito il risultato con il suo amico e Sommelier Roberto Gazzola; il quale non solo convinse Enrico a produrre il vino ma è da sempre il suo miglior cliente poiché questo vino, così pregno di note di frutti a polpa gialla, erbe selvatiche e aromatiche, meravigliosamente si abbina con la cucina proposta dalla moglie Isa Mazzocchi del ristorante La Palta, di cui scriverò in un futuro articolo.

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Altro vino molto interessante è ZU, che prende il nome da Zuffolino, il mappale della vigna. Composto da Cabernet Sauvignon, Pinot Nero e altri vitigni risulta un vino fresco, grazie alla vinificazione che prevede solo l’uso dell’acciaio. Esso è un tripudio di frutti neri che immagino presenti nel bosco descritto poc’anzi.

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Che questa sia una zona particolarmente adatta alla coltivazione del Pinot Nero me lo dimostra il Nero Lucido. Qui dopo una fermentazione di venti giorni sulle bucce, il vino è affinato per un anno in barrique di pregiatissima fattura. Il vino non sarà filtrato prima dell’imbottigliamento, conservando così più intatto il suo patrimonio olfattivo e gustativo che vede le note di spezie e di ciliegie immerse in un’orchestra olfattiva complessa e colma di infinite sfumature.

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L’Ottavo Giorno è il vino che esalta, più degli altri, il contenuto argilloso del territorio. Parte della Bonarda, che proviene da vigne esposte a nord est, è fatta botrizzare, in quello che una volta era il fienile e ora è un elegantissimo sottotetto usato per questo particolare scopo. Il locale oggi è lindo, ma i lieviti che continuano a vivere in esso inebriano subito le mie narici, meglio di uno dei profumi più rinomati. Questa è la magica alcova dove i lieviti possiedono gli acini della Bonarda regalandoci la nascita, dopo quattro mesi, della giusta percentuale di uve botrizzate che andranno a dare carattere a Ottavo Giorno, un vino fuori dal coro. La procedura di vinificazione prevede la pressatura soffice delle uve con il doppio passaggio in barrique diverse, sia per la fermentazione e sia per l’affinamento. Il vino è piacevolissimo perché la sua dolcezza appare fresca al palato ancor più perché profuma di cannella e arancia su una base di frutta sotto spirito.

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Vorrei descrivere tutti i vini dell’azienda ma quest’articolo sarebbe troppo lungo. Per questa volta mi fermo qui, sicuro che incontrerò nuovamente Enrico Sgorbati e i suoi interessanti vini.

Vado via felice di aver conosciuto meglio un Viticoltore così sensibile, curioso, intelligente, colto e appassionato del suo lavoro e della sua Terra, che fa dell’eleganza, della perfezione, e della ricerca del bello e del buono senza termine la sua cifra stilistica, e sono certo che in futuro saprà donarci successive emozioni enologiche.

Per le caratteristiche appena enunciate, e più volte durante la degustazione, ho trovato un’assonanza di Enrico con lo Chef Niko Romito e scherzando penso di avergli anche detto che con molta probabilità sono “fratelli” separati alla nascita.

Torre Fornello

Azienda Agricola Loc. Fornello

29010 Ziano PC

Tel. +39 0523861001

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