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QuarantunoDodici, il bistrot con vista barche firmato Lele Usai.

20 aprile 2017

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Era da qualche tempo che avevo promesso a Lele Usai di giungere nella sua nuova location, posta all’interno del Nautilus Marina a Fiumicino. Ho prenotato ieri sera e ora eccomi qui nel comodo parcheggio del cantiere nautico, fondato più di 50 anni fa dall’Ammiraglio Agostino Straulino. La Marina è enorme, tanto è vero che può ospitare circa 220 barche. Qui sono presenti anche il bistrot QuarantunoDodici e il famoso ristorante stellato Il Tino. Proprio quest’ultimo, prenotato ieri sera, è il mio traguardo e già pregusto la veduta, che avrò dall’alto, verso le varie imbarcazioni, qui ormeggiate, in questa bella e assolata domenica d’inizio marzo. Sono in procinto di salire le scale, quando ecco avvicinarsi un solerte Cameriere del bistrot che, rammaricato, prende atto dell’errata conferma della prenotazione effettuata verso il ristorante Il Tino, che purtroppo permane ancora chiuso durante i pranzi domenicali; scusandosi mi dice che mi hanno predisposto un tavolo nella sala del QurantunoDodici.

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Chi è con me vorrebbe andar via, ma io son qui anche perché sono felice di incontrare colei, che nelle varie visite verso il Ristorante La Trota dei Fratelli Serva, è nel tempo diventata una cara Amica e che da pochi giorni ha iniziato a lavorare qui: la Sommelier Hiromi Nagayama.

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Conosco questa sala per essere già stato qui durante eventi eno-gastronomici e concerti Jazz. È molto luminosa ma, proprio per l’ampia superficie vetrata, dotata di pessima acustica e oggi è stracolma di avventori, quindi sedendomi al mio tavolo mi predispongo a convivere con un discreto sottofondo rumoroso che puntualmente arriva. I camerieri sono professionali e molto veloci nel portare il menù, la carta dei vini e l’acqua. Il menù prende lo spazio di un foglio come d’altronde la carta dei vini. Eseguo le mie scelte sul cibo ma ho qualche difficoltà ad abbinare il giusto vino, anche perché alcune delle poche referenze non sono più disponibili. Qui mi viene in soccorso Hiromi. Mi spiega che stanno popolando nuovamente la carta del bistrot con nuove e interessanti referenze e mi permette di scegliere il mio vino dalla carta de Il Tino, abbastanza più articolata.

Chiedo al gentile Cameriere se posso iniziare il mio pranzo degustando delle ostriche. Dopo un controllo in cucina mi conferma che sono disponibili ancora pochissime ostriche Ronce David Herve. Peccato ne sia disponibile un solo tipo, altrimenti sarebbe stato divertente assaggiarne almeno di tre tipi diversi; comunque mi consolo immediatamente ordinandone due a mo’ di piccolo aperitivo, prima che arrivi in tavola il successivo crudo di pesce. L’ostrica si rivela dolce e altresì iodata e mi predispone a una buona partenza del pranzo.

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Visto il costo e il consumo all’interno di un bistrot, il crudo di pesce me lo aspettavo più abbondante. Comunque, al di la della piccola pezzatura, i gamberi e lo scampo sono di buona qualità, mentre trovo meno interessanti i pezzetti di filetto.

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Il vino Dettori Romangia Bianco Baddu Nigolosu, servitomi in modo veramente professionale da Hiromi, mi aiuta a dare struttura a questa buona partenza gastronomica. Un vino arcaico, che non segue mode o eno-fighettismi, e che mi trasferisce il vento e la macchia di Sardegna che tanto amo. Degusto il bianco nettare e sembra di stare lì, in mezzo alla vigna, dove immagino di staccare gli acini più maturi dal grappolo, circondato dal mirto, il carrubo, la sugheralla e tutte le altre essenze del bosco mediterraneo che il vento di Maestrale porta con sé, unite alla salsedine della brezza marina. In bocca, questo Vermentino da vecchie vigne, è pastoso e al contempo solare e sembra mi voglia dichiarare la sua origine Mediterranea e il suo splendido acclimatamento nella bella Isola.

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I tonnarelli all’Astice, anche se scontano un costo importante per un bistrot, sono stati cotti alla perfezione e il crostaceo, immagino, che provenga dall’America settentrionale ed è molto buono. Anche la pasta che inizialmente era stata cotta al dente, ora sta continuando, purtroppo, a cuocere con l’Astice che funge da coperchio e la scodella che non permette al calore di defluire lateralmente.

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La stessa scodella, unita alla discreta altezza del tavolo, non permette un agevole controllo del cibo da parte di persone non particolarmente alte. Sono dettagli ma sono importanti, come il fatto che le chele del crostaceo non siano state perfettamente aperte e non è stata fornita nessuna pinza e forchettina per aiutare a estrarne la pregevole polpa.

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Tra i dolci, chi mi ha intrigato di più in fase di scelta è quello con amaretti e more. Ritengo sempre più necessario che alla fine del pasto ci sia un dessert con un buon contenuto di acidità, e bene ha fatto Lele Usai, lo Chef oggi non presente, a inserirlo in carta. Particolare anche il servizio all’interno del barattolo.

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Oggi anche il Direttore di Sala è a riposo, quindi Hiromi si presta a farmi da Cicerone per illustrarmi l’intera struttura. Iniziamo il tour dal Ristorante Il Tino, posto al piano superiore, proprio nella panoramica mansarda che lo contiene e, come immaginavo, consente la vista sulle barche ormeggiate al molo. Bellissimo il bagno che si distingue da quello al piano inferiore, giustamente più spartano.

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La visita prosegue nell’Oasi, la SPA experience, un locale dotato di vasca idromassaggio con luce multicromatica, dove è altresì possibile praticare sauna, doccia emozionale, massaggio Tibetano, Reiki e altre rilassanti e tonificanti attività. Il bar è prossimo all’ingresso e qui fanno bella sfoggia di se gli enormi lievitati. Credo siano molto ambiti durante la colazione mattutina. Un successivo locale ospita la famosa scuola di cucina di Lele Usai che qui ha trovato i giusti spazi che mancavano nella precedente sede di Ostia.

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La giornata è caratterizzata da uno splendido sole e nonostante il leggero vento si sta molto bene nel cortile esterno, dove un comodo sdraio di legno m’invita a distendermi. Non ci sono ancora fuori i tavoli e gli ombrelloni ma tra poco saranno installati contribuendo così a un’ancora più piacevole sosta. Credo che un’opera così complessa non sia facile da condurre ma sono sicuro che la professionalità e la capacità di fare di Lele Usai, unita a quella di Hiromi Nagayama, renderanno questo luogo una meta molto ambita da chi cerca il massimo.

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Inoltre, l’inserimento di una Sommelier così qualificata, di sicuro permetterà la crescita e anche la capacità de Il Tino di accogliere una clientela ancora più esigente e con essa, magari, saranno raggiunti successivi traguardi e premi. Per confermare ciò sarò costretto a tornare e sarò felice di farlo. Ed è sicuro che la mia prossima visita avverrà di sera. 😉

QuarantunoDodici

Via di Monte Cadria, 127

Fiumicino RM

Tel. +39 066581179

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